Il Disturbo Depressivo Maggiore (DDM) – anche conosciuto come Depressione Clinica, Depressione Maggiore, Depressione Endogena, Depressione Unipolare, Disturbo Unipolare o Depressione Ricorrente (nel caso di episodi ripetuti) – è una patologia psichiatrica o disturbo dell’umore caratterizzata da episodi di umore depresso. Tale sindrome è stata identificata, descritta e classificata come uno dei disturbi dell’umore nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (1980) dell’American Psychiatric Association. Invalidante, DDM coinvolge sia la sfera affettiva che quella cognitiva della persona, influenzando negativamente la vita familiare, lavorativa e lo stile di vita in generale. Diagnosi si basa su esperienze autoriferite dal paziente, comportamento riferito da parenti o amici e un esame dello stato mentale, ma non è supportata da un test di laboratorio. Comune momento di esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40. DDM viene normalmente trattata con farmaci antidepressivi e talvolta con psicoterapia. Ospedalizzazione può essere necessaria quando vi è auto-abbandono o rischio di danno per sé o altri. Decorso malattia è molto variabile: episodi unici da alcune settimane a perseveranti con ricorrenti episodi di depressione maggiore. Le cause di DDM sono variabili, e comprendono fattori psicologici, psicosociali, ambientali, ereditari, evolutivi e biologici. Un uso a lungo termine e l’abuso di alcuni farmaci/sostanze, è noto per causare e peggiorare i sintomi depressivi. In Italia la depressione colpisce più di 2,8 milioni di persone, secondo l’Istat.
L’episodio depressivo maggiore è caratterizzato da sintomi che durano almeno due settimane causando una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. Essa si manifesta attraverso una vasta serie di sintomi, variabili da paziente a paziente e generalmente presenti quasi ogni giorno. Fra i principali si segnalano:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno (es. tristezza, melanconia accentuate e persistenti).
- Marcata diminuzione o perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, (anedonia o apatia).
- Agitazione o rallentamento psicomotorio.
- Affaticabilità, perdita o mancanza di energia/slancio vitale o prostrazione fisica (astenia).
- Disturbi d’ansia (es. attacchi di panico o preoccupazioni eccessive e persistenti).
- Insonnia o ipersonnia.
- Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito (iperfagia).
- Disturbi psicosomatici (es. gastriti, mal di testa, dorsopatia, dolori vari ecc.).
- Diminuzione o perdita di motivazioni personali, capacità di pensare, concentrarsi, risolvere problemi, prendere iniziative, decisioni, agire (rallentamento ideativo, inerzia, svogliatezza o abulia) e pianificare il proprio futuro (sintomi cognitivi).
- Tendenza all’isolamento, alla solitudine, alla sedentarietà, scarsa cura di sé e autoabbandono con diminuzione dei rapporti sociali e affettivi (sintomi affettivi).
- Sentimenti di inquietudine, impotenza, rassegnazione, autosvalutazione (es. diminuzione di autostima), inutilità, sfiducia, delusione costante, pessimismo sul futuro, vittimismo, negativismo sul presente, perdita di senso di vivere, senso di vuoto, tendenza al pianto, fino a senso di fallimento, sconforto o disperazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa, recriminazione, risentimento e rimuginazione (fino a casi limite di angoscia e deliri con distacco dalla realtà).
- Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, l’elaborazione di un piano specifico per commetterlo oppure un tentativo di metterlo in atto.
- Disturbi alimentari.